ISLAM SUFI – La Confraternita dei Layene.

La confraternita Layene è un movimento considerato appartenente all’Islam Sufi che trae le sue origini dall’operato del fondatore Sedyna Limamou Laye. Sedyna, nato a Yoff, nella periferia di Dakar, era un uomo del popolo, un pescatore dell’antica etnia Lebou che attraverso il suo messaggio di preghiera, purificazione dell’animo ed uguaglianza sociale unì attorno a sé un grande numero di seguaci e gettò le forti e compatte basi della comunità Layene. Siamo in Senegal, nel 1884, precisamente nella penisola di Capo Verde, a nord di Dakar quando, il 24 maggio, dopo tre giorni di isolamento e mutismo dovuti alla morte della madre, Seydina Mouhammadou Limamou Laye tornò a Yoff vestito da tre bianche tuniche e si proclamò Mahdi: si presentò come la seconda venuta dello stesso Muhammed reincarnato, tornato nuovamente per i neri, dopo essersi già manifestato per gli arabi e gli europei. Sedyna fu costretto all’esilio dagli oppositori e si trasferì a Ndigala, distante 5 chilometri; nonostante questo il suo messaggio riuscì a radunare numerosi seguaci, sia tra i pescatori sia tra saggi e gli studiosi del Corano, definendo i solidi cardini dell’attuale movimento Layene. Il Mahdi è una figura fondamentale dell’escatologia islamica che si propone di liberare il mondo dal Male attraverso azioni e comportamenti ispirati ad un condiviso ideale di giustizia. Secondo la tradizione dopo il Mahdi anche Gesù Cristo (Issa) sarebbe tornato sulla terra, con il fine di porre definitivamente termine alla lotta contro il Male. La credenza nella figura del Mahdi unisce sia i Musulmani sciiti sia i sunniti, seppure esistono differenti interpretazioni circa la sua esistenza, comparsa, status. Nel 1909 alla morte di Sedyna Limamou Laye succedette il figlio Seydina Issa Rouhou Laye che tornato a Yoff si identificò come la reincarnazione di Gesù Cristo venuto sulla terra per la seconda volta e come il primo Califfo della comunità Layene, proseguendo l’opera di fondazione del movimento che, anche grazie a miracoli, cacciate di demoni e guarigioni, continuò ad accresce il numero dei suoi sostenitori. Oggi Yoff, Ndigala e Cambaréne sono le tre principali città sante per i Layene; in queste le norme di vita quotidiana si modellano sui i principi religiosi e la preghiera scandisce il ritmo della giornata: ai 5 pilastri dell’Islam si aggiungono pratiche proprie, e tra queste la celebrazione di feste cristiane come il 25 Dicembre, giorno di nascita di Gesù. A Ndigala vi è, in zona aridissima, un pozzo contente acqua miracolosa che ricorda quando gli spiriti provenienti dal bosco si avvicinarono a Sedyna Limamou; a Yoff ha sede il mausoleo fatto costruire da Seydina Issa Rouhou Laye per raccogliere le spoglie del padre; a Cambaréne sorge la prima moschea del movimento. La commistione di principi religiosi differenti, la tolleranza e l’integrazione tra credenze religiose spesso considerate antagoniste caratterizza fortemente tutto il Senegal ed è alla base sia del suo costituirsi politico sia della sua coesione sociale. Il paese, infatti, seppur a prevalenza islamica è fortemente volto al connubio di pensieri e religioni differenti sia per la profonda influenza che l’Europa ha avuto nella sua fondazione, sia per l’opera di mitigazione degli estremismi che le grandi confraternite religiose hanno effettuato giorno dopo giorno. Tra le quattro maggiori confraternite che caratterizzano il paese vi sono appunto i Layene la cui influenza si estende ben oltre i confini del territorio senegalese. Sebbene il numero dei membri della confraternita nel mondo è soggetto a valutazioni contrastanti – le stime oscillano tra i cinquantamila ed i trecentomila seguaci – il movimento è forte ed in continua crescita soprattutto tra i giovani. Ideali di solidarietà ed uguaglianza sociale costituiscono solide basi per la comunità; all’interno di questa, infatti, non esistono classi sociali differenti e rigidi dettami impediscono agli uomini più agiati di rendere manifesta la loro ricchezza. Come affermato da Sedyna Limamou, tutti gli uomini indossano una bianca veste di umile tessuto e fattezze, simbolo di purezza e cosicché neppure l’abito possa essere considerato sinonimo di disuguaglianza. Le abitazioni hanno tutte medesima altezza affinché non valga qui la consuetudine secondo cui a maggior ricchezza corrispondono case costituite da più piani. Donazioni continue ed anonime caratterizzano la pratica Layene al fine di distribuire con maggiore equità il benessere ed affinché si estenda a tutti la possibilità di sussistenza dignitosa. All’interno del movimento esistono molteplici associazioni, fondate da privati, che si pongono l’obiettivo di aiutare chi ha maggior bisogno: offrendo ai ragazzi in età scolare la possibilità di studiare (sia mezzi, sia supporto) aiutando chi più adulto a trovare o a costruirsi il proprio lavoro, producendo i mezzi necessari all’effettiva realizzazione di un’esistenza degna. Entrando all’interno della confraternita si scorge fin da subito il forte legame che unisce i membri della comunità, il continuo impegno che ciascuno pone nel migliorare le condizioni di vita dei meno agiati, il radicato attaccamento alla terra senegalese caratterizzato da un grande lavoro fatto sia da chi, rimasto in patria incessantemente propone iniziative volte alla valorizzazione del territorio, sia da coloro che sono emigrati ma che con costanza inviano somme di denaro indispensabili al sostentamento della comunità. Le manifestazioni di carattere religioso, i rituali, i momenti di preghiera e gli incontri volti alla lettura dei testi, all’informazione dei membri, alla diffusione di messaggi che fermino la degenerazione di usi e costumi, sono moltissimi e fungono da autorevole e vigoroso collante sociale. Vita terrena ed ultraterrena sono energicamente mescolate insieme, senza nette distinzioni, ed integrale è la fiducia riposta dai seguaci nella figura del Califfo, indiscussa guida della comunità per successione familiare fin dai tempi di Sedyna Limamou Laye. All’interno della confraternita Layene quindi si mescolano senza indugio il rispetto per gli antichi dettami, la devozione, l’osservanza delle pratiche religiose ed una grande apertura, desiderio di essere conosciuti e accogliere nuovi membri che con semplicità possono entrare a fare parte della comunità. Il diverso non viene condannato ma apprezzato e la comunità è il risultato di sincretismo e commistione di principi religiosi differenti. La fede islamica si mescola senza troppa difficoltà con le credenze tradizionali e con il pensiero dei movimenti millenaristi cristiani, dando vita ad un melting pot spontaneo quanto affascinante ed ammirevole esempio di integrazione. Sono frequenti i matrimoni tra i membri della comunità Layene ed i seguaci di altre religioni. Tolleranza, quindi, ed integrazione sono le parole-chiave che guidano il percorso religioso dei Layene e del Senegal nel complesso, insegnando come spesso la demarcazione di differenze, confini, limiti sia soltanto una questione di prospettiva, educazione, cultura.

TESTI: Chiara Sgreccia
FOTOGRAFIE: Alessandro Cinque
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